Mangiare per il pianeta: come la nostra dieta può ridurre l'impatto ambientale

Mangiare per il pianeta: come la nostra dieta può ridurre l'impatto ambientale
Quando pensiamo alle cause del cambiamento climatico, la mente corre subito alle automobili, agli aerei o alle centrali a carbone. Eppure ciò che mettiamo nel piatto ogni giorno pesa sull'ambiente quanto e talvolta più di questi settori. Il sistema alimentare globale, dalla produzione agricola alla tavola, è responsabile di circa il 26% delle emissioni di gas serra di origine antropica, secondo la più ampia analisi mai condotta sull'argomento (Poore & Nemecek, Science, 2018).
La buona notizia è che questo dato racchiude anche una grande opportunità. Le scelte alimentari sono tra le poche leve ambientali su cui ognuno di noi può agire quotidianamente, e la ricerca degli ultimi anni ci dice con crescente precisione in quale direzione muoverci, senza rinunciare alla nostra salute. Anzi: ciò che "fa bene al pianeta", fa bene anche a noi.
Non tutti gli alimenti sono uguali
Lo studio di Joseph Poore e Thomas Nemecek, pubblicato su Science nel 2018 e diventato un punto di riferimento della letteratura scientifica, ha raccolto dati da circa 38.700 aziende agricole in 119 paesi, coprendo 40 prodotti alimentari che rappresentano gran parte di ciò che mangiamo nel mondo. È la fotografia più dettagliata mai realizzata dell'impronta ambientale del cibo.
Il risultato: carne e latticini forniscono soltanto il 18% delle calorie e il 37% delle proteine che consumiamo, ma occupano l'83% dei terreni agricoli e generano circa il 60% delle emissioni di gas serra dell'agricoltura. In altre parole, gli alimenti di origine animale hanno un "costo ambientale" per caloria molto più alto rispetto a quelli vegetali.
Un secondo dato è altrettanto istruttivo: l'impatto può variare fino a 50 volte tra produttori dello stesso alimento. Questo significa che il come un cibo viene prodotto conta enormemente, ma anche che, in media, gli alimenti vegetali a minor impatto restano nettamente più sostenibili delle alternative animali a minor impatto. Ridurre gli sprechi e privilegiare filiere efficienti aiuta, ma la composizione stessa della dieta rimane il fattore decisivo.
La "dieta della salute planetaria"
Nel 2019 una commissione di 37 scienziati di 16 paesi, riunita dalla rivista The Lancet e coordinata da Walter Willett dell'Università di Harvard e Johan Rockström dello Stockholm Resilience Centre, ha proposto un modello alimentare pensato per conciliare due obiettivi apparentemente distanti: nutrire in modo sano una popolazione mondiale in crescita verso i 10 miliardi di persone e mantenere il sistema alimentare entro i "confini planetari" (Willett et al., The Lancet, 2019).
È nata così la planetary health diet, la dieta della salute planetaria. Non si tratta di un regime rigido o di una dieta vegana obbligatoria, ma di un modello prevalentemente vegetale: abbondanza di verdura, frutta, legumi, cereali integrali e frutta secca, con un consumo contenuto di carne, zuccheri aggiunti e alimenti ultra-processati. Il pesce e i latticini trovano spazio in quantità moderate.
L'aspetto affascinante è la doppia convergenza tra salute umana e salute ambientale. La Commissione ha stimato che un'adozione globale di questo modello potrebbe evitare fino a 11 milioni di morti premature all'anno, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e alcuni tumori.
Nell'ottobre 2025 la Commissione ha pubblicato un aggiornamento, l'EAT-Lancet 2.0, che rafforza queste conclusioni con nuove evidenze: la stima dei decessi prematuri evitabili sale a circa 15 milioni l'anno, e l'adozione diffusa del modello potrebbe più che dimezzare le emissioni di gas serra dell'agricoltura, oltre a generare benefici economici legati al minor carico di malattie e al recupero degli ecosistemi.
Nessuna soluzione da sola basta
Sarebbe ingenuo pensare che il cambiamento della dieta risolva tutto da solo. Uno studio pubblicato su Nature da Marco Springmann e colleghi dell'Università di Oxford (2018) ha modellato il futuro del sistema alimentare e ha lanciato l'avvertimento che, senza interventi mirati, le pressioni ambientali del cibo potrebbero crescere del 50-90% entro il 2050, spinte dall'aumento della popolazione e dalla diffusione di diete di stile occidentale, ricche di carne e prodotti raffinati.
La stessa ricerca indica però la via d'uscita, che è necessariamente combinata: uno spostamento verso diete più vegetali, il dimezzamento degli sprechi alimentari e il miglioramento delle tecnologie e delle pratiche agricole. Nessuna di queste misure, da sola, è sufficiente; è la loro sinergia a fare la differenza. Il cambiamento della dieta resta comunque tra i fattori a maggior impatto potenziale.
Cosa possiamo fare, concretamente
Tradurre questi dati in scelte quotidiane non richiede rivoluzioni drastiche. Alcune direzioni supportate dalle evidenze:
- Spostare il baricentro del piatto verso i vegetali. Aumentare la quota di legumi, cereali integrali, verdura e frutta secca porta benefici per la salute globale.
- Moderare la carne, soprattutto carne rossa e processata, senza necessariamente eliminarla. Anche una riduzione parziale, se diffusa, ha effetti significativi su scala globale.
- Ridurre gli sprechi alimentari. Circa un terzo del cibo prodotto nel mondo non viene consumato: pianificare la spesa e conservare bene gli alimenti è un gesto spesso sottovalutato.
- Privilegiare la stagionalità e la qualità della filiera, tenendo però presente che il tipo di alimento pesa in genere più della distanza percorsa per arrivare sulla nostra tavola.
Un cambiamento che parte dal piatto
La forza di queste evidenze sta nella loro convergenza. Studi indipendenti, condotti con metodologie diverse e tra i più citati della letteratura scientifica sulla nutrizione e la sostenibilità, arrivano alla stessa conclusione che un'alimentazione più ricca di vegetali e più sobria negli alimenti di origine animale fa bene contemporaneamente a chi la segue e al pianeta che la ospita.
Tuttavia, definire questo modello alimentare come "la dieta per salvare il pianeta" è un errore concettuale. Parlare di "salvare la Terra" dal cambiamento climatico è un'inesattezza fuorviante: la natura e la roccia su cui camminiamo sopravviveranno comunque, come hanno sempre fatto superando glaciazioni, impatti asteroidali ed estinzioni di massa. Il pianeta in sé non corre alcun pericolo.
Ciò che è davvero a rischio siamo noi e le specie animali con cui condividiamo la biosfera. Non stiamo cambiando il clima della Terra, stiamo distruggendo le condizioni ambientali che permettono la nostra stessa sopravvivenza. Adottare un'alimentazione sostenibile, quindi, non serve a "salvare la Terra", ma a salvare noi stessi dall'estinzione. La lotta ai cambiamenti climatici è la lotta di chi vuole continuare a vivere, per questo dovrebbe essere la priorità assoluta di ogni essere umano.
Nel nostro studio crediamo che una nutrizione consapevole non riguardi solo il peso o i valori del sangue, ma anche il mondo in cui quelle scelte si inseriscono. Costruire un piano alimentare sostenibile e personalizzato significa unire il benessere individuale a una responsabilità più ampia, con il rigore delle evidenze scientifiche.
Bibliografia
1. Poore, J., & Nemecek, T. (2018). Reducing food's environmental impacts through producers and consumers. Science, 360(6392), 987–992. https://doi.org/10.1126/science.aaq0216
2. Willett, W., Rockström, J., Loken, B., et al. (2019). Food in the Anthropocene: the EAT–Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems. The Lancet, 393(10170), 447–492. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)31788-4
3. Springmann, M., Clark, M., Mason-D'Croz, D., et al. (2018). Options for keeping the food system within environmental limits. Nature, 562(7728), 519–525. https://doi.org/10.1038/s41586-018-0594-0
4. EAT-Lancet Commission (2025). The EAT–Lancet Commission 2.0 on healthy, sustainable and just food systems. The Lancet. https://eatforum.org/eat-lancet/
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di un professionista della nutrizione. Per un piano alimentare personalizzato rivolgiti a uno specialista.
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